Se i computer hanno bisogno di essere belli, perché no il denaro?
Un progetto cripto che potrebbe trasformare la moneta (II parte)
“Abbiamo l’opportunità di rendere queste cose [i computer] belle, e abbiamo l’opportunità di comunicare qualcosa attraverso il design stesso degli oggetti.” – Steve Jobs
Mi è capitato di vedere un vecchio, sempreverde video di un intervento di Steve Jobs all’International Design Conference di Aspen, nel 1983.
Ho trovato un parallelismo sorprendente con il futuro delle stablecoins.
Un’opera d’arte
Jobs parlava di come l’industria dei computer stesse decollando in quegli anni.
Sottolineava l’enorme importanza che i nuovi prodotti non fossero solo funzionali, ma anche belli — al contrario dei dispositivi mediocri dei concorrenti, pensati più per monetizzare le grandi aziende che per rispondere alle esigenze genuine delle persone comuni.
Come sappiamo, per Jobs il “design” non era solo estetica. Era la sostanza, l’essenza stessa del prodotto — che si trattasse di una sedia o di uno smartphone:
“Per la maggior parte delle persone, il design è una specie di rivestimento. È arredamento d’interni. È il tessuto delle tende o del divano. Ma per me, nulla è più lontano dal vero significato di design. Il design è l’anima fondamentale di una creazione fatta dall’uomo, che si esprime via via in tutti gli strati esterni del prodotto o del servizio.”
Ecco, credo che anche la startup Reserve, nel suo piccolo, stia seguendo un percorso virtuoso, concentrandosi a fondo sul design del denaro, sulla sua “anima”… e su tutte le implicazioni che questo comporta.
In breve: Reserve permette a chiunque di creare valute anti-inflazione (RTokens, o valute supportate da asset) che mantengono il valore potenzialmente stabile nel tempo, utilizzando qualsiasi asset tokenizzato disponibile onchain.
È come se avessero già immaginato l’endgame delle criptovalute, cioè lo scenario in cui l’intero universo finanziario si digitalizza in forma di token, creando una piattaforma aperta a qualunque innovazione futura in questo ambito.
Molti attori noti nel mondo delle stablecoin stanno lanciando prodotti di successo, è vero. Ma spesso mancano di trasparenza (proof of reserves deboli) o sono fortemente legati ad una valuta fiat — come il dollaro USA — che perde in modo evidente forza col passare dei decenni.
Il design di una buona stablecoin, invece, richiede una cura maniacale dei dettagli. Esattamente come quello dei computer Apple.
Un confronto essenziale dei loro obiettivi di design:
Computer
Hanno bisogno di essere belli. E Steve lo sapeva bene.
Ogni componente — hardware e software — deve essere piacevole da vedere e da usare.
Chiunque abbia toccato un MacBook lo sa. Io uso ancora un MacBook Air del 2020, e da vero amante del suono sono rimasto stupito dalla qualità dell’audio. Pochi laptop hanno prestazioni audio interne così buone.
E questo estratto da una famosa intervista su Playboy del 1985 continua a farmi sorridere:
David Sheff:
“La maggior parte dei computer usa comandi da tastiera. Il Macintosh li sostituisce con qualcosa chiamato “mouse” — una scatoletta che si muove sulla scrivania e guida un cursore sullo schermo. È un grande cambiamento per chi è abituato alla tastiera. Perché il mouse?”
Steve Jobs:
“Se voglio dirti che hai una macchia sulla camicia, non lo faccio con un linguaggio tecnico: “C’è una macchia 14 cm sotto il colletto e 3 cm a sinistra del bottone.” Se c’è una macchia — “Lì!” [Indica col dito] — la indico. Puntare è una metafora che tutti conosciamo. Abbiamo fatto parecchi studi, ed è molto più veloce fare operazioni come copia/incolla con il mouse. Quindi non solo è più semplice da usare, ma anche più efficiente.”
Questa è pura ossessione per l’esperienza utente.
E trovo ci sia la stessa ossessione nel design degli RTokens. Questi asset mi hanno fatto ripensare al significato del concetto di denaro.
Studiando un po’ la sua storia, ho capito che il dollaro e l’euro sono in realtà convenzioni sociali imposte dai governi, prodotti ben “pubblicizzati” e dotati di effetti di rete… ma lontani da quella precisione, ricchezza di dettaglio che una valuta su scala globale dovrebbe intrinsecamente avere.
Ah, abbiamo anche un ospite speciale in questo post: benvenuto ad un RToken selvatico…
“Molte volte, le persone non sanno cosa vogliono finché non lo vedono. Ecco perché non ci basiamo mai sulle ricerche di mercato per sviluppare computer.” – Steve Jobs
Se i computer hanno bisogno di essere belli, non dovrebbero esserlo anche le valute digitali?
Asset-Backed Currency
Con questo nuovo tipo di stablecoin, la bellezza sta sia nell’estetica che nell’esperienza d’uso:
Aspetto:
Cos’è realmente il dollaro USA? Un brand di successo, forse il più riuscito della storia (ringrazio James Glasscock per questo spunto).
È entusiasmante immaginare valute supportate da asset, brandizzate, con comunicazione e governance di alto livello (esempi: Web3 Dollar, ETH Plus).
Esperienza utente:
Deve essere piacevole da detenere, con asset anti-inflazione come azioni, materie prime, immobili, metalli preziosi e obbligazioni, più arbitraggio per la stabilizzazione nel tempo.
Facile da trasferire nel mondo, con commissioni nulle.
Ottima per investire senza intermediari, permettendo a chiunque di partecipare, non solo agli individui più ricchi (qui entra in gioco la DeFi).
La sovracollateralizzazione* è una funzionalità fantastica di Reserve Protocol, resa possibile dagli staker di RSR, che guadagnano rendimenti in cambio del rischio di default parziale o totale di una valuta — i famosi “depeg” non fanno più così paura.
*Curiosità: quando fallì la Silicon Valley Bank e eUSD perse il peg (perché era composto al 50% da USDC), anche io avevo una piccola somma a rischio.
Avevo pensato: “Non può succedere così in fretta”… e invece boom, l’evento raro capitò proprio mentre ero in vacanza a Roma, senza il mio fidato computer per controllare la situazione :)
L’evoluzione di Bitcoin
Sappiamo che ci vorrà tempo affinché l’usabilità di una RToken diventi realmente mainstream. La tokenizzazione degli asset del mondo reale è la chiave, e richiede pazienza, ma si stanno compiendo notevoli progressi normativi negli ultimi mesi.
Il potenziale? Creare valute almeno 10 volte migliori del dollaro o di stablecoin centralizzate come USDT o USDC.
Apprezzo molto questo approccio, anche perché sono un grande fan degli ETF: diversificare con asset di settori e aree geografiche diverse è un metodo collaudato contro l’inflazione. Ma con un ETF non puoi pagare la spesa al supermercato, e ovviamente non rimane stabile a sufficienza. C’è bisogno di spingersi oltre nel design ideale.
Personalmente, considero la piattaforma di Reserve un’opera d’arte digitale sottovalutata, forse la naturale evoluzione di Bitcoin come unità di conto, mezzo di scambio, e riserva di valore.
Ovviamente sarà la realtà a mettere alla prova ogni teoria. Ma sul piano del puro design, credo che siamo già sulla strada giusta.
Oggi, la Federal Reserve non ha gli strumenti per risolvere l’inflazione da sola. E probabilmente sarà così anche negli anni a venire.
Le blockchain possono diventare le “città” dove far fluire asset reali in modo trasparente e sicuro. Ethereum dovrebbe essere la protagonista.
Reserve Protocol, la piattaforma in grado di assorbire questi asset reali e collegarli a nuove valute: chiunque può creare una valuta a proprio piacimento, come chiunque può aprire agevolmente un negozio online su Shopify.
Cosa accadrebbe se si applicasse il capitalismo anche al medium denaro?
In un sistema così aperto e flessibile, la competizione può portare alla proliferazione delle monete più stabili e apprezzate, spezzando il monopolio statale sull’emissione monetaria. L’economista Friedrich von Hayek ha scritto in modo esauriente sull’argomento, specie nel suo “La denazionalizzazione della moneta”.
Solo le valute più adatte sopravviveranno. Col tempo, la governance decentralizzata potrà modificare, adattare ogni valuta alle esigenze di un’economia globale dinamica.
Forse, alla fine, la moneta ideale dovrebbe riflettere fedelmente i migliori beni e servizi offerti dal mondo, in un dato periodo storico.
La ricerca di un denaro migliore
Steve Jobs, al tempo, notava come ci fossero troppi designer impegnati su auto ed edifici, mentre i computer stavano per cambiare il mondo; ma solo se qualcuno si fosse interessato davvero al loro design.
Concentrarsi a fondo sul design delle valute digitali può essere un passo in avanti enorme per il futuro dell’umanità. In questi anni, con le stablecoin, sento le stesse vibrazioni che Jobs aveva con i computer nel 1983.
Abbiamo bisogno di una maggiore alfabetizzazione sul mondo cripto, libera dai pregiudizi che ancora lo circondano. Il loro impatto potenziale non è meno straordinario.
Il denaro è indubbiamente una delle basi per il benessere individuale. Dovrebbe funzionare come un servizio pubblico di qualità — come l’acqua o l’elettricità, come sosteneva saggiamente Nash.
Sarebbe bello se la luce andasse ad intermittenza, proprio mentre stiamo leggendo il nostro libro preferito? Solitamente la casa non è una discoteca.
Alla lunga, il denaro è anche peggio di così in certi Paesi sfortunati… Meglio progettare con cura una moneta digitale affidabile, prima che il dollaro subisca un blackout.
Continua nella terza e ultima parte: “Il mondo non era pronto” • Link
Questo post è stato originariamente pubblicato (simile, ma non uguale) su Medium in lingua inglese, il 9 settembre 2024 • Link
Deeper
video
L’iconico lancio del MacBook Air • Link
L’intervista a Playboy (1985) di Steve Jobs • Link
Come il protocollo agisce in automatico in caso di depeg (6:00) • Link
Un’introduzione chiara a Reserve e la sua piattaforma “open” • Link
platforms
Reserve • Link
La piattaforma per controllare i progressi della tokenizzazione degli asset “on chain” • Link
images
Steve Jobs with his MacBook Air at Macworld 2008 | Matthew Yohe • Link
Steve Jobs and Macintosh computer, January 1984 | Bernard Gotfryd – edited • Link
Nota: sono investitore in Reserve; tuttavia, nulla di ciò che scrivo rappresenta un invito a investire i propri soldi in alcun asset finanziario, riporto solo la mia personale esperienza di comprensione del progetto.





